La carne degli angeli – poesia e vita di Alda Merini

    lucia · dicembre 12, 2016 · Spettacoli · 0 comments

    scritto, diretto e interpretato da Lucia Mattei.

    pianforte Paolo Sentinelli.

    organizzazione Paolo Quintiliani.

    progetto grafico Arianna Pagliara.

    editing, foto e riprese video Riccardo De Angelis.

    editing audio Sergio Paolacci.

     

    Costantemente in bilico tra lucidità narrativa e delirio poetico, lo spettacolo è frutto di una

    ricerca che vuole raggiungere la fusione tra comunicazione vocale e movimento espressivo,

    verso il compimento dell’immagine poetica.

    Una scenografia essenziale e profondamente significativa segna lo spazio e il tempo del

    racconto di una vita, la vita di una donna, del suo talento, della sua ostinazione a risorgere

    dopo la crocifissione. Risorgere come magnifica poesia, suono e luce.

    Alda Merini, con le sue liriche, ha tradotto in parole la profondità dello spirito e del pensiero

    che sono insieme “carne” vera e propria, “carne” dell’esperienza.

    La poesia di Alda Merini è vita e la vita è poesia. I suoi versi attingono dal profondo di se

    stessa lasciando a noi la testimonianza di un’esperienza esistenziale estrema e irripetibile.

    La Carne degli angeli è uno spettacolo che ripercorre la vita della grande poetessa e descrive

    la condizione femminile nella recente storia del nostro Paese.

    E’ uno spettacolo che cerca di donare allo spettatore il potere del verso poetico attraverso la

    visione teatrale .

    Un appassionato omaggio che vuole portare in evidenza la straordinaria potenza lirica dei

    versi composti dalla grande poetessa. Durante il racconto della sua vita infatti il suo talento

    autentico esplode come luce incontrastata, oltre ogni avversità e condizione imposta.

    Alda Merini seppe, attraverso la sua poesia, sopravvivere al manicomio, e a quello che al

    manicomio seguì una volta uscita dalla struttura nella quale rimase per 10 anni. Creatura

    traboccante di sentimento, seppe nutrirsi di esso alimentando la sua predisposizione alla

    “Visione”, intesa come capacità di vedere altro da quello che la circondava. Lo spettacolo

    racconta la vivacità di una donna, la scoperta del proprio talento e l’impossibilità di coltivarlo

    a causa di imposizioni dettate dalla società. Racconta la discesa agli inferi e la salvezza

    raggiunta scegliendo di assecondare la propria natura assetata di bellezza , amore e

    sentimento.

    Testimone di quella che era la reale condizione di reclusione e annientamento dei malati nelle strutture manicomiali, la vicenda personale della Merini si intreccia con la lotta che portò all’approvazione della legge Basaglia, che nel 1978 sancì la chiusura dei manicomi in Italia sottraendo il malato alla condizione di internato e restituendogli la condizione di individuo sofferente che necessita di essere curato e reinserito nella società.

     

     

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